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MATRIMONI GAY IN ITALIA: è possibile celebrare matrimoni gay in Italia?
I matrimoni gay, ad oggi, risultano impossibilitati dalla normativa italiana sul diritto di famiglia. Tali tipi di unione infatti vengono ritenuti non coincidenti con i principi del nostro ordinamento.
Tuttavia la Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo, La Carta di Nizza e diverse Risoluzioni del Parlamento Europeo hanno sancito per molti anni la necessità di evitare discriminazioni sulla base dell'orientamento sessuale nel diritto ad avere una famiglia.
In tutto questo l'Italia si pone al di fuori di qualsiasi confronto giustificandosi con il ricorso ad una matrice religiosa che determinerebbe l'impossibilità di celebrare matrimoni gay.
Tale posizione non tiene però conto del fatto che il matrimonio non è quello celebrato in chiesa, bensì quel negozio bilaterale (o contratto secondo alcuni) tra due persone che produce effetti innanzitutto per l'ordinamento italiano.
La nostra Costituzione, tra l'altro, non detta alcun divieto ai matrimoni gay, nè direttamente nè indirettamente.
Essa tutela l'individuo all'interno delle formazioni sociali secondo il principio di uguaglianza, e riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
La formulazione degli articoli della nostra Carta Fondamentale è però talmente illuminata da lasciare spazio non solo al riconoscimento delle unioni di fatto ma persino ai matrimoni gay, in quanto il matrimonio non viene definito come l'unione di un uomo ed una donna, ma viene lasciata ampia libertà al legislatore nella disciplina dei singoli aspetti meritevoli di tutela.
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MATRIMONI GAY IN ITALIA: ma la Costituzione cosa dice?
8/4/2010 - In questi giorni, come molti di voi avranno letto sui giornali, la Corte Costituzionale doveva pronunciarsi sulla validità dei matrimoni gay in Italia.
Come mai, vi chiederete voi, si è arrivati addirittura a discutere se sia possibile celebrare un matrimonio tra persone dello stesso sesso, se neanche si tutelano in Italia le coppie di fatto?
Il punto è questo: nel nostro Bel Paese, da anni si sentono voci di corridoio su improbabili regolamentazioni delle coppie di fatto. Ad oggi, e siamo nel 2010, alzi la mano chi ha visto uno straccio di legge sulle unioni di fatto.
Il mondo omosessuale, che rientra di diritto nel macrocosmo delle coppie di fatto, ma non lo esaurisce, ha quindi alzato (giustamente) la posta in gioco chiedendo il riconoscimento dei matrimoni gay.
La vera domanda è: su quali basi giuridiche? La risposta viene direttamente dalla nostra Carta Fondamentale, la nostra Costituzione.
Senza infatti scomodare i Trattati Internazionali, che pure avrebbero una immensa rilevanza nella materia in esame, l'art. 2 della Costituzione stabilisce che:
"La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità"
Ovviamente la famiglia è una formazione sociale in cui l'individuo svolge la sua personalità, e su questo non è possibile obiettare alcunchè.
Non solo, perché l'art. 3 sempre della nostra Costituzione, recita:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"
Ora, questi due articoli sono inseriti in una parte della Costituzione intitolata "Principi Fondamentali", dunque non un capitoletto messo lì per caso, ma il primo e più importante di tutta la Costituzione stessa.
Già questo dovrebbe far riflettere, in quanto costituisce la base di ogni discussione in merito ai diritti civili.
Ancor prima di proferire parola su temi quali i matrimoni gay, ognuno di noi dovrebbe innanzitutto leggersi bene tali articoli, ricordando come siano stati posti a salvaguardia del rispetto di ogni inclinazione personale di ciascuno.
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